L’ipocrisia del Web, diffusione del terrore globale

di Mahnaz Shiri

Terrore, panico, nervosismo e tante altre stati psichici accompagnati da una semplice navigazione su Web. La tecnologia che si evolve a velocità della luce. Samrtphone, computer, Tv e il bombardamento informativo che travolge gli individui di oggi. Nel mondo attuale ci vogliono solo due secondi per informare gli abitanti di California di quello che è successo in Cina.

Ma il problema non è la tecnologia. Il problema viene a galla quando non siamo ancora ben preparati ad affrontare questo flusso tecnologico. La vastità di strumenti ma anche gli approcci e la modalità di utilizzo cambia contantemente da persona a persona e definisce nuovi stili di vita. Un variabile che influisce sicuramente la definizione della realtà. In base alla visione individuale, cambia il racconto, dai momenti di grande commozione generale (gli attentati, le catastrofi) ai momenti di isteria popolare, come gli ossessivi commenti sulla cronaca quotidiana cui siamo tutti sottoposti ogni giorno.

Come la conseguenza di questo racconto multiforme, non abbiamo più un quadro generale dalla realtà dei fatti, ma un pazzle da costruire individualmente e a cicli temporali sempre più ridotti. L’assemblaggio in base a ciò che sentiamo dalle persone di cui ci fidiamo, diverse fonti e comparando un numero implausibile di opinioni. Alla fine dei conti, tutti ci possiamo definire giornalista finché siamo in ricerca della verità e a trasmetterla ognuno a sua volta. Però, nonostante la variazione dei mezzi d’informazione, oggi giorno è difficile percepirsi informati. Sarebbe un’obiettivo che richiede lavoro, pratica e alfabetizazione. Ognuno deve possedere il metodo di scavare il vero dalla finzione. Necessita la Cultura. La cultura di navigare in questo nuovo mondo e non essere superficiali giudicando quando leggiamo oppure quando ci raccontano qualcosa. Purtroppo la tecnologia avanzata non ci dà il preavviso di questo requisito. La tecnologia che abilita i comportamenti, non li determina. Da un lato ci conferisce le preziose fonti d’informazione e dall’altro lato accellera in maniera incontrollata la diffusione del panico. Due lati di una stessa medaglia. Quale sarebbe allora la strada da intraprendere per massimizzare i benefici e ridurre gli effetti collaterali? La cultura.

Il disagio emerge quando prima di sapere il metodo d’uso e di conoscere i comportamenti giusti ed i media, ci troviamo davanti una valanga di strumenti di mass media. In ogni modo la cultura oggi si evolve molto più lento dell’invenzione.

Ci manca un sistema educativo per insegnare il metodo. Un sistema che ci abiliti a districarci, correttamente, da un modello di bombardamento informativo non controllabile. E spostare l’attenzione all’evidenza affidabile. La teconologia determina i comportamenti e l’alfabetizzazione ci indirizza al comportamento più corretto. Non è la teconologia, il problema. Siamo noi utenti che dobbiamo educarci per poter maneggiarla, alla consapevolezza degli usi e degli effetti degli strumenti.

 

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