La storia della musica in Iran (2)

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oltanto nel secolo scorso si assistette al suo rifiorire: musicisti e studiosi di grande valore, come Abdollah Mirza (1845-1918), si impegnarono a riorganizzare e codificare i linguaggi musi-cali e i repertori della tradizione, classificandoli con metodi scientifici e fissandoli in canoni precisi. Nel contempo, tuttavia, la nuova produzione cominci?

a risentire l’influsso della cultura musicale europea; e sappiamo come nel Novecento, in particolare a partire dagli anni Cinquanta, anche in Iran si sia avviato un processo di accentuata “contaminazione” degli stili, soprattutto a causa della volontà della mo-narchia Pahlavi di imporre ad ogni costo agli aspetti sovrastrutturali della cultura iraniana un processo di rapida ed indiscriminata occidentalizzazione.
Per fortuna, la tradizione classica è stata tutelata e preservata da musicisti come Hossein Gholi, Ali Vasiri, Moussa Ma’aroufi, e più di recente da Faramarz Payvar (il fondatore della scuola moderna di santur), Abolhassan Saba o Mohammad Reza Shadjarian.
Alcuni di questi maestri hanno curato, e continuano tuttora a curare, anche generi musicali specifici, che appartengono a pieno titolo alla tradizione persiana, sebbene si siano sviluppati soltanto nei secoli più recenti: l’avaz, in primo luogo, il “canto”, termine con cui si intende l’esecuzione, o la declamazione, musicale di composizioni poetiche classiche, quali il ghazal; ma anche il tasnif, assai popolare e diffuso, sorta di “ballata” in cui alla struttura metrica risponde un “contrappunto” ritmico; il pish-daramad (letteralmente “introduzione”), che già nel nome chiarisce la propria funzione di “apertura” di più ampie concertazioni; e il reng (“ritmo”) la “danza” usata soprattutto come conclusione della performance musicale.
E’ importante anche la “musica epica” persiana, alla quale è dedicato ogni anno, in maggio, un apposito Festival in Teheran. Uno degli esperti più prestigiosi del settore, che da vent’anni si occupa della musica regionale iraniana, Mohammad Reza Darvishi, ha concluso nel 1997 un tour di ricerche durato due anni e condotto in tutto il Paese sulle tracce della musica epica antica, in parte ormai perduta, in parte conservata soltanto nella memoria di pochi individui o suonata unicamente in occasioni particolari quali le cerimonie dell’Ashura, e ne ha ricavato (oltre che tremila interessanti fotografie) un’ampia e scientifica classificazione organizzata per “ritmi”, “testi” e “fattori socio-storici”. In generale, la musica epica accompagna i racconti delle lotte popolari contro i Khan ed i crudeli signorotti locali. Kambiz Rowshanravan, un famoso compositore tuttora in attività, la definisce “musica che sottolinea il coraggio e la devozione del popolo”.
Attualmente, l’interesse nei confronti della musica è assai alto, da parte degli Iraniani, in particolare delle giovani generazioni: negli ultimi anni, si è registrato un autentico boom di richieste per le iscrizioni alle scuole musicali e ai conservatori. Naturalmente i giovani sono sensibili alla musica anglo-sassone; ma si pu? dire a ragion veduta che l’ attenzione per la tradizione classica nazionale sia assai più viva e diffusa che non in Occidente, e nel contempo vada lentamente riprendendo vigore anche la musica regionale o “di campanile”.
Ciascuna delle numerose etnie che popolano l’Iran possiede e custodisce gelosamente le proprie tradizioni musicali.
Per citare un esempio fra i tanti, i Curdi riservano un’attenzione particolare al proprio secolare retaggio; la loro musica è riuscita a conservare caratteri originali risalenti ad epoche molto antiche. Per esempio, nella città curda di Mahabad (Azarbaydjan Occidentale) viene ancora eseguita la musica Heyran, nata al tempo del Mitraismo, che accompagna liriche ed epopee sempre vive nella locale tradizione orale. Fra queste, è importante ricordare la leggenda romantica di Leili e Majnoun, che in Persia è stata immortalata nella cultura scritta (come ad esempio nel Libro Divino di Attar), mentre fra i Curdi rimane affidata al canto. I Curdi tutelano anche la conservazione della musica Khanegahi (cioè “di monastero”), un repertorio speciale di musiche mistiche che accompagnano i versi di Mowlana Rumi e di Hafez esaltandone i risvolti di “preghiera” gnostica – a Mahabad ne viene addirittura organizzato un apposito festival, chiamato Zekr-o Zakerin. La musica folkloristica curda, ed il canto che l’accompagna, parlano invece di problemi sociali o di pene d’amore terreno. Ma si conserva anche una musica majlisi (“di corte”), assai legata a forme codificate nei secoli, privilegiata dai più famosi poeti curdi della storia. Attualmente le autorità regionali curde stanno premendo sugli uffici centrali perché venga rilasciato un numero maggiore di licenze per la fondazione di istituti musicali locali, di cui finora soltanto un paio sono in attività (la maggior parte degli appassionati studia privatamente).
In realtà, in tutto l’Iran le iniziative pubbliche a favore della musica non si possono definire inesistenti. Ogni anno, ad ottobre, si svolge il Festival Stagionale di Musica Giovanile, che ha il compito di scoprire nuovi talenti. Ogni febbraio si svolge a Teheran il XIII Festival di Musica Fajr, organizzato nei settori “Paesi islamici”, “Giovani”, “Concorso”, più un settore dedicato alla musica popolare, regionale e folk.
Uno dei più attivi fra i complessi musicali costituiti da privati è oggi il gruppo Sarv (il termine è il nome Farsi del cipresso, uno dei simboli della nazione persiana più amati dalla popo-lazione), la cui caratteristica più vistosa risiede nel fatto che è l’unica band del Paese in cui giovani di entrambi i sessi (21 ragazze e quattro ragazzi) si esibiscono insieme: le musiciste in genere accompagnano con il daf i loro partner, i quali suonano il tar, il setar, il pianoforte e il violino. Il Sarv si è formato nel 1959: un gruppo chiamato “I Ragazzi di Teheran Sud”, attivo nella locale Casa della Cultura, fra le altre cose insegnava musica classica agli adolescenti dei quartieri meridionali della capitale; a mano a mano, gli studenti più capaci davano vita a nuove piccole band. In questo modo è nato anche il Sarv, che negli ultimi anni ha svolto l’incarico di accompagnare musicalmente le cerimonie di apertura e di chiusura delle Olimpiadi femminili di Teheran, ha partecipato alla cerimonia di insediamento del Presidente Khatami dopo le elezioni del maggio ’97, e spesso è chiamato ad esibirsi nei palazzi governativi per salutare l’arrivo di ospiti stranieri.

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